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 APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI

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sphinx

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MessaggioTitolo: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Gio Lug 31, 2008 12:03 am




LO SO ...SONO PALLOSA---MA INSISTO

Cenni di anatomia e patologia dell'app. locomotore

LE URGENZE DELL’APPARATO LOCOMOTORE
Cenni di anatomia dell’apparato locomotore: L’apparato locomotore si compone di strutture diverse fra loro atte ad assicurare sostegno e movimento al nostro organismo e sono le ossa, i muscoli e le articolazioni.
LE OSSA.
Anche se nell’iconografia lo scheletro è sempre stato associato al concetto di morte, in realtà esso svolge importantissime funzioni assicurando sostegno all’organismo e protezione alle strutture più fragili; il midollo osseo contenuto al suo interno interviene nei processi di emopoiesi ossia di produzione degli elementi corpuscolari del sangue; infine, in congiunzione coi muscoli, permette il movimento. Lo scheletro è costituito da 208 ossa, di forma variabile e diversamente articolate tra loro; da un punto di vista morfologico possiamo distinguerle in:
- ossa brevi (ad esempio vertebre);
- ossa piatte (ad esempio scapola, bacino);
- ossa lunghe (ad esempio femore, omero);
L’osso lungo può essere suddiviso in una parte centrale detta corpo o diafisi, ed in due estremità più tondeggianti dette epifisi. L’epifisi è rivestita dalla cartilagine articolare ed al suo interno è contenuto osso spugnoso. La diafisi, formata da un osso più compatto, presenta al suo interno un canale tubulare, contenente il midollo osseo, un connettivo ricco di vasi dove si formano le cellule progenitrici degli elementi corpuscolari del sangue. L’osso risulta formato da un connettivo particolarmente differenziato per la presenza di Sali minerali ed è in continuo rimaneggiamento. Durante l’accrescimento l’osso risulta maggiormente ricco di fibre elastiche: tale caratteristica rende l’osso meno fragile; al contrario, nell’anziano, prevale la componente minerale e l’osso, pur risultando duro diventa MOLTO fragile.
LE ARTICOLAZIONI.
Le ossa si collegano fra loro per formare lo scheletro tramite le articolazioni, che hanno lo scopo di congiungere ed in alcuni casi di permettere il movimento dei diversi segmenti.
Si distinguono pertanto in:
- diartrosi o articolazioni mobili (ad esempio scapolo-omerale)
- anfiartrosi o articolazioni semi-mobili (ad esempio intervertebrali)
- sinartrosi o articolazioni immobili o fisse (ad esempio le ossa craniche)
Una articolazione risulta costituita da:
- due superfici ossee a mutuo contatto rivestite da una particolare cartilagine detta cartilagine articolare;
- dei sistemi di giunzione formati da una capsula fibrosa che avvolge i due capi articolari e da legamenti;
- un sistema di lubrificazione formato dalla membrana sinoviale, uno speciale tessuto che riveste internamente l’articolazione e che produce la sinovia o liquido sinoviale che ha lo scopo di lubrificare le superfici articolari.
I MUSCOLI.
Sono organi di forma variabile dotati di particolare capacità contrattile: la forma più tipica del muscolo scheletrico e quella fusiforme, suddivisibile in una parte centrale denominata ventre muscolare e da due estremità, una prossimale ed una distale, che si differenziano a formare due cordoni fibro-elastici, detti tendini. La contrazione del muscolo scheletrico è volontaria, dipende cioè dalla volontà dell’individuo. Il muscolo è formato a sua volta da gruppi di fibre muscolari. Dal punto di vista dell’azione distinguiamo muscoli flessori, estensori, elevatori e rotatori.
LESIONI MUSCOLARI
I CRAMPI MUSCOLARI I crampi sono contratture dei muscoli, solitamente degli arti inferiori, che insorgono in maniera improvvisa e per svariate cause, fra cui la più comune è la FATICA provocando dolore acuto ed impossibilità a muovere la parte colpita. Le “vittime” di questa evenienza sono per la maggior parte soggetti che praticano attività sportiva a carattere agonistico o per diletto. Benché la causa che porta all’insorgenza dei crampi non sia ancora del tutto chiara, un ruolo importante e riconosciuto spetta all’idratazione del soggetto. La disidratazione e la relativa perdita di Sali dovuta alla sudorazione intensa durante uno sforzo prolungato alterano il normale funzionamento muscolare basato su un armonico, quanto fine, meccanismo di contrazioni e rilasciamenti. Molti sono i rimedi che possono essere messi in opera per alleviare questo inconveniente:
- applicare freddo localmente;
- effettuare un massaggio non violento, dal basso verso l’alto, per drenare le sostanze tossiche prodotte dal muscolo;
- quando la contrazione è in parte cessata, distendere delicatamente il muscolo contratto (ad esempio nel crampo del polpaccio, flettere dorsalmente il piede), senza forzare eccessivamente e non troppo rapidamente, per non rischiare di ledere le fibre del muscolo. Più cruenti sono i metodi che prevedono di punzecchiare il muscolo con un ago oppure pizzicare un labbro così da spostare l’attenzione ed il dolore da un punto ad un altro.

LE LESIONI MUSCOLARI.
I muscoli possono essere lesi da azioni traumatiche dirette o indirette. I traumi diretti sono dovuti a contusioni che si possono verificare in occasioni di cadute, urti, contatti con altre persone come succede, per esempio, in alcuni sport. Essendo il muscolo molto vascolarizzato questi traumi causano la rottura di un numero più o meno elevato di vasi sanguigni con conseguente accumulo di sangue tra le fibre muscolari (ematoma). La presenza di sangue all’interno del muscolo dà origine ad un processo infiammatorio che spiega la sintomatologia avvertita da coloro che subiscono tale infortunio. In particolare sono presenti tutti i sintomi cardine di una infiammazione e cioè il dolore, la tumefazione, l’arrossamento, il calore e la perdita della funzionalità della zona lesa che nelle fasi acute possono impedire qualunque forma di movimento che interessi la zona colpita. I traumi indiretti, invece, si verificano allorquando un muscolo viene allungato in maniera eccessiva. Anche in questo caso si realizza un sanguinamento endomuscolare per il meccanismo sopra descritto. L’allungamento del muscolo può non dare origine a danni macroscopici ma solamente ledere alcune fibre che compongono il muscolo stesso. A seconda della qualità delle fibre lesionate si vengono a configurare quadri differenti:
- Stiramento: è caratterizzato da un dolore improvviso al ventre muscolare durante un’attività motoria, con sensazione oggettiva di allungamento del muscolo; il dolore si attenua in pochi minuti e consente di proseguire il movimento, ma ricompare al termine dello sforzo. Il dolore è localizzato sulla zona della lesione, si accentua alla palpazione e nelle manovre di allungamento e di contrazione contro resistenza del muscolo colpito, ma non è presente a riposo. Può persistere per alcuni giorni una zona di indurimento.
- Strappo: caratterizzato da dolore improvviso al ventre muscolare durante un’attività. L’impotenza funzionale è totale ed obbliga alla sospensione immediata dello sforzo. Anche in questo caso il dolore è localizzato ed accentuato con la mobilizzazione attiva e passiva del muscolo. E’ presente anche a riposo.
- Rottura muscolare: il dolore è improvviso e violentissimo, con impotenza funzionale totale ed immediata. Se il trauma ha portato al danneggiamento di un numero modesto di fibre abbiamo il quadro descritto dello stiramento. Quando il numero di fibre lacerate è cospicuo si ha lo strappo, la cui forma più grave è la rottura muscolare.
Anche se la dinamica del trauma e la sensazione soggettiva dell’infortunato può dare fin dai primi momenti un orientamento sul grado della lesione, il primo soccorritore non deve cadere nella tentazione di formulare una diagnosi in tal senso. Una diagnosi precisa spetta, come sempre, al medico, mentre il soccorritore deve limitarsi alle prime necessarie cure, e soprattutto, NON DEVE fare manovre che possano peggiorare la situazione come massaggiare o applicare calore. Entrambe queste ultime metodiche sono utilissime nel periodo di riabilitazione dell’infortunato ma NON devono essere fatte nelle fasi acute perché hanno un’azione vasodilatatrice che favorisce il sanguinamento se ancora non si è creata un’emostasi efficace, quindi non prima delle 48 – 72 ore dopo il trauma. Al contrario dopo il trauma immediatamente dopo la lesione si deve ostacolare la fuoriuscita del sangue dai vasi lacerati mediante semplici manovre che saranno tanto più utili quanto prima verranno messe in atto.
La prima cosa da fare è:
1. interrompere lo sforzo per impedire l’estensione e l’aggravamento della lesione e porre a riposo il muscolo colpito;
2. applicare freddo localmente: vi sono vari modi, il più semplice dei quali è la nota spugnatura con acqua fredda.
L’azione vasocostrittrice del freddo può essere ottenuta mediante l’applicazione locale di ghiaccio che può essere naturale o sintetico. Spesso le preparazioni sintetiche o raggiungono delle temperature troppo basse che possono lesionare la cute o, al contrario, permangono fredde per poco tempo. Inoltre hanno un costo abbastanza elevato considerato il fatto che sono monouso e la loro azione non dura in genere più di mezz’ora. I vantaggi sono rappresentati dal fatto di non necessitare di frigoriferi per il mantenimento del freddo e di essere di facile uso. Anche le bombolette spray sono utili ma solo nelle prime fasi del trauma ed inoltre, se mal usate, possono provocare delle lesioni da freddo. In tutti i casi la sorgente di freddo non deve essere posta a contatto direttamente con la pelle proprio per evitare danni cutanei: è sufficiente, per esempio, avvolgere il ghiaccio in una stoffa pulita oppure tenere la bomboletta spray lontana almeno 20 cm dalla zona da raffreddare. Anche il tipo di applicazione è importante, perché deve essere sufficientemente lungo da creare un’emostasi efficace. E’ corretto applicare il freddo per 15 – 20 minuti ogni 2 – 3 ore così da effettuare circa 5 – 6 applicazioni in una giornata. Altra misura efficace può essere il bendaggio che però, per giovare realmente, deve essere fatto da mani esperte. E’ consigliabile tenere l’arto colpito in alto così da ostacolare l’arrivo di quantità massicce di sangue. E’ evidente che come per qualunque altra ferita anche quella muscolare necessita di riposo per guarire: il riposo, che deve essere inteso funzionale, cioè evitando di usare il distretto leso, va protratto oltre il primo apparente periodo di benessere, perché è proprio in questa fase che, essendo la cicatrice muscolare ancora NON ben consolidata, si verificano più facilmente le ricadute. Se compaiono tumefazioni od ecchimosi, si deve ricorrere al medico. Un gioco enigmistico molto semplice, l’acrostico, può aiutarci a ricordare queste fasi appena dette:
- R = REST (riposo)
- I = ICE (ghiaccio)
- C = COMPRESSION (compressione)
- E = ELEVATION (elevazione)
Memorizzando la parola “ RICE “ ci si può ricordare più facilmente ciò che è necessario fare adeguatamente in caso di lesioni muscolari.

LE DISTORSIONI.
Si tratta di un violento spostamento di un capo articolare che spontaneamente ritorna nella propria sede, accompagnato da stiramento dell’apparato capsulo-legamentoso o dalla sua lacerazione. L’articolazione più frequentemente colpita è la tibio-tarsica (caviglia), per forte flessione laterale del piede, seguita dal polso e dal ginocchio. L’evento traumatico può agire direttamente, ad esempio nella distorsione del polso per caduta sulla mano, oppure indirettamente, come nella distorsione del ginocchio per rotazione dell’arto mentre il piede è bloccato.
-Segni clinici: La sintomatologia è caratterizzata da dolore vivissimo, che tende ad attenuarsi spontaneamente ed a ricomparire a distanza di qualche ora. La tumefazione articolare può essere assente o poco accentuata, ma essere anche imponente in caso di versamento intrarticolare. I movimenti attivi e passivi sono possibili ma provocano grande dolore.
-Trattamento: Non essendo sempre possibile effettuare una diagnosi differenziale tra la distorsione e la frattura o tra la distorsione e la
lussazione, il soccorritore EVITERA’ DI FAR COMPIERE all’articolazione interessata alcun movimento sia attivo che passivo.
Il trattamento consisterà nelle seguenti manovre:
-applicare ghiaccio o prodotti di “pronto freddo” sulla regione interessata,
allo scopo di ridurre il dolore e l’edema (tale operazione ha efficacia solo
se l’edema non si è già presentato);
-immobilizzare l’articolazione con un bendaggio elastico abbastanza
stretto MA FACENDO ATTENZIONE CHE NON LO SIA TROPPO !!!
-provvedere alla ospedalizzazione.
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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Gio Lug 31, 2008 2:50 am

, ma non vuoi farli più venire a giocare !!??
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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Gio Lug 31, 2008 10:58 pm

..........no, no, no,,no,no.....

volevo solo informare, anche me stessa. Ho sentito un mio amico che giocando, con tanto di "passsa montagna" adosso, ora non so se ho detto bene, cmq ha perso un dente.....

Considerate che sono Neofita... quindi scusate l'ignoranza, però penso che cmq giocate con armi "vere" se non fosse dalla potenza, dal fatto che i fucili che sono solo concessi non deveno superare l'1J [joule], e se non fosse anche per il "tappino rosso". :happyt3:
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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Ven Ago 01, 2008 6:42 pm

io dico una cosa...anke quando giokiamo fra di noi dobbiamo avere gli asg in regola...se no ci facciamo male lo stesso,nn pensiamo solo ad avere il fucile in regola ai tornei,ma anke fra di noi!mi raccomando tutti under joule!!!


p.s.:altrimenti il presidente fa le multe....
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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Ven Ago 01, 2008 10:24 pm

...è vero !!!
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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Sab Ago 02, 2008 12:42 am

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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Dom Ago 31, 2008 1:06 pm

SONO CON TE FORZA NAPOLI
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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   Lun Set 01, 2008 12:47 pm

......maroooooooo sti papiell!!!!!!
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MessaggioTitolo: Re: APPARATO LOCOMOTORE E LESIONI MUSCOLARI   

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